Le Uve

Il Territorio

Più a Est c’è il Salento. Caldo e cordiale, protetto da un isolamento durato secoli, il Salento conserva intatto il folclore genuino e una tradizione vinicola dal sapore antico. Il tacco d’Italia, il punto più a est della penisola italiana, diviso tra gli affascinati panorami rocciosi dell’Adriatico e le dolci distese di sabbia del...

Il Territorio

Più a Est c’è il Salento. Caldo e cordiale, protetto da un isolamento durato secoli, il Salento conserva intatto il folclore genuino e una tradizione vinicola dal sapore antico. Il tacco d’Italia, il punto più a est della penisola italiana, diviso tra gli affascinati panorami rocciosi dell’Adriatico e le dolci distese di sabbia del mar Jonio, vanta la più alta concentrazione di vini DOC della Puglia. Ettari di vigne si alternano agli oliveti incorniciati dai muretti a secco e dalla macchia mediterranea. Il groviglio della vegetazione, i suoi fiori e i suoi frutti furono la fonte d’ispirazione per gli eccellenti artigiani leccesi che adornarono con evidente opulenza le chiese, i conventi e i palazzi dei temi naturali del Barocco, raccontando o invocando l’abbondanza e la fertilità di una terra accogliente e generosa. Bellezze naturali e architettoniche fanno del Salento uno dei luoghi più visitati d’Italia. Lecce, capitale naturale del Salento, è la città pugliese che più di ogni altra conserva integra la sua identità storica e culturale. Definita la “Firenze del sud” per la bellezza dei suoi monumenti è nota soprattutto per il Barocco, un tipo di scultura e architettura che dal XVI secolo si è diffuso in tutta la provincia,  che sfrutta la malleabilità della pietra leccese, calcarea compatta e omogenea dal color miele, per decorare strade, balconi, palazzi e chiese. Ancora oggi nelle botteghe gli artigiani locali con pialla e scalpello danno vita a sculture e oggetti pregevoli. Uno dei simboli della città è la Chiesa di Santa Croce (1549) oggetto di recente restauro che si trova nelle immediate vicinanze della Piazza S'Oronzo centro e cuore vitale della città.

I Vitigni

Vitigno salentino per eccellenza: il Negroamaro.
Vitigni fortemente identificativi del territorio: Primitivo, l’Aleatico, la Malvasia nera di Brindisi e di Lecce.

Negroamaro

Vitigno a bacca nera di origini incerte probabilmente introdotto dai Greci nella zona ionica, è il risultato di millenni di selezione naturale per adattarsi alle diverse caratteristiche del suolo ed è il principe dei vitigni salentini. Coltivato quasi esclusivamente in Puglia, ma soprattutto in Salento, il Negroamaro deve il suo nome “ niuru mavru” (niger dal latino; mavros dal greco) al colore nero della buccia. Maturazione: tardiva . Sensibilità: resistenza alla perenospora, alla muffa grigia e alla tignola. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 11 – 14 vol.% - PH 3,15 – 3,40 -  Acidità Totale 5 – 9 g/l.

Primitivo

Probabilmente introdotto in Puglia dai fenici o dai greci, il vitigno Primitivo è stato selezionato, utilizzato e diffuso dal Primicerio Don Francesco Filippo Indellicati di Gioia del Colle. Il nome indica la sua principale caratteristica e cioè alla sua maturazione precoce rispetto alle altre uve.
Maturazione: precoce . Sensibilità: resistenza alla perenospora, è sensibile alla siccità e alle alte temperature. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 12 – 16 vol.% PH 3,2 – 3,4 - Acidità Totale 6 – 9 g/l - PH 3,15 – 3,40 - Acidità Totale 7,5 – 10 g/l

Malvasia Nera di Lecce

L'origine del nome è da attribuirsi ad un vino che era prodotto a Malta, un prodotto di pregio commercializzato da Venezia. Diffusosi nella provincia di Lecce, si coltiva insieme al Negroamaro. Diverso dalle malvasie di origine orientale, non presenta il classico profumo e il sapore moscato leggermente amarognolo. Maturazione: Medio/tardiva . Sensibilità: Scarsa resistenza alla perenospora, buona resistenza ai Caldi ed ai freddi. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 10 – 12,5 vol.% - PH 3,15 – 3,40  - Acidità Totale 7,5 – 10 g/l

Malvasia Nera di Brindisi

Molto probabilmente d’origine greca e delle isole egee, si è diffuso in Puglia in particolare nelle provincie di Brindisi, Lecce e Taranto. Affiancato in uvaggio ad altri vitigni, contribuisce ad arrotondare le caratteristiche del vino stemperandone la spigolosità. Maturazione: Medio/tardiva. Sensibilità: Scarsa resisenza alla perenospora,buona resistenza ai Caldi ed ai freddi. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 11 – 13,5 vol.% -  PH 3,1 – 3,4  - Acidità Totale 5 – 9 g/l

Bianco di Alessano

Vitigno a bacca bianca di origine sconosciuta sembra risalire al 1870. Coltivato nel territorio dei comuni di: Martina Franca (TA), Locorotondo (BA), Cisternino (BR). Sensibilità: Buona Resistenza all’oidio e alla perenospora Non ha una buona resistenza alle gelate. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 11 – 13 vol.% PH 3,20 – 3,45 Acidità Totale 5 – 9 g/l

Bombino Bianco

Probabilmente di origine spagnola è un vitigno di elevata produttività ed è una delle uve bianche più diffuse in Italia meridionale, soprattutto in Puglia. Maturazione: Medio/Tardiva . Sensibilità: Ha un ottima resistenza alle brinate. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 11,00 – 12,5 vol% - PH 3,15 – 3,40 - Acidità Totale: 5,5 – 7,0 g/l.

Aleatico

Introdotto probabilmente dai Greci in tempi remoti, è considerato una mutazione del Moscato. Il nome potrebbe derivare da "luglio" (iouliatico in greco), mese in cui matura. Maturazione: Precoce/media. Sensibilità: Teme le primavere umide. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 12 –18 vol% - PH 3,40 – 3,60 -  Acidità totale 5,5 – 7 g/l

Uva di Troia

Il vitigno, fra i più antichi e caratteristici della puglia centro-settentrionale, potrebbe essere originario dell’asia minore e giunto in Puglia durante la colonizzazione Ellenica. Maturazione: medio/tardiva . Sensibilità: Poco resistente alla perenospora. Caratteristiche del vino: Grado Alcolico 11 –14,5 vol% - PH 3,2 – 3,5 - Acidità totale 4,5 – 8 g/l

Susumaniello

E' un vitigno autoctono della Puglia, a bacca nera prodotto prevalentemente nel Salento. Il suo nome indica la capacità di produrre grandi quantità di uva (carico come un somarello). Dal susumaniello si ricava un vino di un rosso rubino intenso con sentori un tantino rustici dove prevale il fruttato-vegetale. All'olfatto è possibile percepire note fruttate, di prugna, frutti di bosco, confettura di frutta rossa; molto piacevoli sono anche le fragranze speziate che ricordano il pepe e la vaniglia.

Montepulciano

Vitigno a bacca nera coltivato in prevalenza in Abruzzo, Marche, Umbria e Puglia, matura in epoca avanzata, in genere le prime settimane di Ottobre. I vini a base di Montepulciano si caratterizzano per i tannini fitti, morbidi e non molto aggressivi, per i sentori di ciliegia e di marasca, per il finale pieno e sostenuto da una notevole forza estrattiva e alcolica.

Chardonnay

Il suo nome deriva dall'omonimo paese del Mâconnais in Borgogna da dove si è diffuso progressivamente in tutto il mondo dalla fine del XIX secolo. Le sue origini sono incerte. Secondo alcuni studiosi ha "radici" mediorientali, mentre per altri nasce da un incrocio spontaneo da una vite pre-addomesticata ed un vitigno proveniente dall’Illiria, In Italia il vitigno Chardonnay è coltivato praticamente in tutte le regioni.

Sauvignon

Vitigno a bacca bianca, provene dalla zona francese di Bordeaux. Il nome deriva dalla parola francese sauvage ("selvaggio"), aggettivo dovuto alle sue origini di pianta autoctona del sud-ovest francese. È uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nel mondo vitivinicolo.

Sangiovese

Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo. Anche l'origine del nome è incerta. Alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a forme dialettali e c’è chi sostiene che derivi da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove” in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna. È uno dei vitigni italiani più diffusi.

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Aglianico

La storia dell’Aglianico

In realtà non sappiamo nulla sulla sua origine, l'Aglianico potrebbe essere etrusco o greco, da cui il nome Hellenico con cui era chiamato, ed essere arrivato con i primi coloni greci che fondarono Cuma. Potrebbe fare parte della grande famiglia delle Aminea di cui ci parla Plinio, potrebbe essere originario della Spagna e giunto nel regno di Napoli con gli Aragonesi, non lo sappiamo. La prima citazione si trova solo nel 1500, ma tutto ciò non ha molta importanza.

Quella che sappiamo è che l’Agliano è un grande vino rosso, di estrema eleganza, strutturato, tannico, corposo e adatto a sfidare gli anni con un invecchiamento glorioso. Il fatto che abbia carattere e una concentrazione zuccherina molto alta e sia molto longevo potrebbe far propendere per l’ipotesi del Falerno, ma lasciamo pure correre la fantasia. E anche se non fosse lo stesso vitigno-vino, sicuramente la zona di produzione è la stessa, quindi cambia di poco la questione.

Aleatico
L'Aleatico è un vitigno semi-aromatico a bacca nera (precisamente blu-vermiglio). A detta di molti è probabilmente una mutazione del Moscato nero toscano. Si producono diversi vini DOC, in particolare in Toscana e in Puglia. La pianta ha una foglia grande pentagonale, trilobata di colore verde cupo il cui grappolo è piccolo, spargolo ed allungato. L'acino è medio con buccia molto pruinosa di colore blu-vermiglio. Di vigoria medio-buona e produttività media ma costante, matura nell'ultima decade di settembre. Il vino che si ottiene è di colore rosso rubino con sfumature violacee accentuate; olfatto intenso e fruttato; al gusto è morbido, dolce e leggermente astringente  

È coltivato essenzialmente in cinque zone:

Bianco d'Alessano
Bianco d'Alessano vitigno a bacca bianca dall’origine sconosciuta, il Bianco d’Alessano, viene indicato come autoctono della valle d’Itria, zona collinare delle Murge con suolo carsico dove si attesta la sua presenza dal 1870. Si tratta di un vitigno poco esigente, che si adatta alle zone aride. 

Prende il nome dal comune omonimo situato nel basso Salento: la zona era anticamente chiamata Messapia abitata dai Messapi, discendenti dei Cretesi e furono probabilmente loro ad introdurre il vitigno nella regione. Questo vitigno veniva vinificato con un altro autoctono, il Verdeca, ed utilizzato nella produzione dei vini base per il Vermouth.

Molti i sinonimi di Acchiappapalmento, Bianco di Lessano e Verdurino. Oggi, il Bianco d’Alessano è presente nelle doc Gravina, Martina, Locorotondo, ma anche Ostuni e Lizzano. In Igt si vinifica qualcosa in purezza sotto le denominazioni del Salento, del Murgia, della Valle d'Itria, del Puglia, del Tarantino e del Daunia. 

Colore giallo paglierino molto chiaro, con profumi gradevoli fruttati e floreali. In bocca la sua vena acida ne fa un vino dal gusto fresco, minerale. Da bere giovane.

Ultimamente il vitigno è stato introdotto da un'azienda in Australia, e il vino ha ricevuto anche alcuni riconoscimenti nel concorso Australian Alternative Varieties Wine Show del 2010, con delle vinificazioni in purezza.
Bombino Bianco

Il Bombino bianco è un vitigno a bacca bianca italiano. È uno dei vitigni più antichi e più diffusi nel mezzogiorno, in particolare in Puglia, dove la sua uva costituisce materia prima per eccellenti vini quali il Castel del Monte Bombino Bianco, il Castel del Monte Bombino Bianco frizzante, il San Severo Bianco, il San Severo Bianco frizzante e il Cacc'e mmitte di Lucera.

Antica la presenza in LazioMarche e Abruzzo, dove viene chiamato Trebbiano d'Abruzzo, da cui si ottiene l'omonimo vino bianco Trebbiano d'Abruzzo.

L'elevata produttività unita all'ottima qualità del prodotto da vino hanno contribuito alla sua diffusione nelle regioni del nord e in Emilia-Romagna, dove viene anche denominato Pagadebit e Straccia Cambiale, con riferimento alla sua convenienza e al reddito che i viticoltori riescono ad ottenere.

Caratteristiche fisiche
  • foglia tri- o pentalobata di media grandezza
  • grappolo medio-grande, conico o cilindrico, spesso a forma alata
  • acino medio grande, rotondo, con buccia spessa e consistente, colore giallo-verdognolo e macchie marroni.
Bombino Nero
Il Bombino Nero è un autoctono pugliese coltivato esclusivamente in questa regione. Di origine incerta, è presente in Puglia sicuramente in epoca precedente al bollettino ampelografico del 1875. Il nome potrebbe derivare o dalla forma del grappolo, compatto con due ali, che per alcuni osservatori del passato ricorda la forma di un bambino con le braccia distese oppure da “buonvino” in quanto capace di dare costanti produzioni e soprattutto un'elevata resa in mosto. 
Con acini di colore blu dotati di una buccia sottile, il Bombino nero ha una maturazione tardiva e mai completa all'interno del grappolo, che presenta diversi acini addirittura non pigmentati che, di conseguenza, si caratterizzano per alta acidità e bassa concentrazione zuccherina. Questa particolarità del vitigno lo rende perfetto per la produzione di vini rosati. Diffuso maggiormente nel nord della Puglia, dal 2011 è protagonista dell'omonima Docg “Castel del Monte - Bombino nero”. 
Cabernet

Il Cabernet viene spesso usato in assemblaggio con Cabernet franc e Merlot, taglio che ha preso il nome di bordolese, dove è stato introdotto. In Italia ne esistono molte versioni, sia in purezza che con altri vitigni rossi. Ha grandi capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione, mantenendo le sue caratteristiche di riconoscibilità pur esprimendo perfettamente anche quelle del terroir.

È in grado di produrre vini intensi già nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento; grazie alla grande struttura di questo vitigno, si possono osare lunghe macerazioni e affinamento in legno, soprattutto rovere francese, che gli consentono di esprimere nel tempo un bouquet complesso e affascinante.

Chardonnay

Le origini dello Chardonnay non sono chiare: secondo alcuni studiosi ha "radici" mediorientali, secondo altri nasce da un incrocio spontaneo da una vite pre-addomesticata ed un vitigno proveniente dall'Illiria. È comunque originario e diffuso dalla Borgogna, precisamente impiantato originariamente dai monaci cistercensi dell'abbazia di Pontigny, da dove si è diffuso progressivamente in tutto il mondo dalla fine del XIX secolo.

A lungo confuso con il Pinot Bianco, le ricerche genetiche hanno dimostrato che è un incrocio, avvenuto spontaneamente forse in epoca Carolingia, tra Pinot nero e Gouais blanc, un vitigno di origine slava di grande vigoria, utilizzato per "tagliare" numerosi vini.

Il suo nome deriva da Chardonnay, l'omonimo paese del Mâconnais in Borgogna.


In Italia il vitigno Chardonnay è coltivato in tutte le regioni, ma in particolare in Sicilia, dove ha trovato un diretto antagonista con il Catarratto, in Trentino-Alto Adige, in Piemonte in particolare nelle Langhe, in Lombardia (nella Franciacorta, in uvaggio, per produrre vini spumanti), in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e in Abruzzo. In Francia, dove è diffuso ovunque, viene utilizzato in purezza per produrre il Borgogna e, in uvaggio, per la produzione dello Champagne. Lo si trova anche in Australia, in California, in Cile e Sudafrica.
Fiano
Fiano conosciuto anche con il nome di Latino e Apiano, risale all'epoca Romana. Le origini del nome secondo alcuni deriva da Apianus (ape) per la dolcezza dei suoi acini, graditi alle api o molto più probabilmente deriva da Apia, ora Lapia, località dell'avellinese. La sua presenza in Puglia risale a tempi remoti, infatti il Fiano è già presente alla mensa dell'Imperatore Federico II di Svevia (soprannominato il Puer Apuliae ovvero fanciullo di Puglia), in particolare su una pergamena datata 28 marzo 1240 dove viene ordinato al cuoco, all'arrivo a Foggia del Sovrano, di portare altro vino Fiano. 
Si tratta di un vitigno di media precocità, buona vigoria e grande adattabilità alle condizioni ambientali. Di grappolo medio-picolo a forma piramidale, alato e compatto, presenta acini piccoli di colore giallo-verde che mostrano macchie marroni in maturazione. Dopo la Fillossera, questa varietà era quasi scomparsa dalla Puglia per dar spazio a cultivar più produttive e da taglio ma, con il ritorno alla qualità, sta vivendo una vera e propria rinascita e, da Nord a Sud della regione, aumentano costantemente i vigneti impiantati a Fiano.
Garganega

Il vitigno Garganega a bacca bianca viene coltivato nelle regioni AbruzzoBasilicataEmilia-RomagnaLombardiaMarcheMolisePugliaSardegnaUmbriaVeneto.

Il Garganega è un vitigno molto antico, il cui il primo riconoscimento ufficiale pare risalga al 1200 nel celebre trattato di Pietro de' Crescenzi nel quale si parla di Garganica, ma è certo che tracce di questo nome e del vitigno vi fossero almeno dall’anno 1000.

Il comune di Gambellara è l'epicentro di una zona di antichissima tradizione vinicola in cui domina il Garganega al punto che esso, localmente, viene chiamato anche "Gambellara". Molto diffuso anche in Puglia e in Sicilia, che in quest'ultima regione è coltivato con il nome di "Grecanico Dorato".

Grillo
Il Grillo è un vitigno autoctono a bacca bianca che presenta acini medio grandi di colore giallo e sferici. L'impianto era tradizionalmente ad alberello, mentre oggi è realizzato con spalliera bassa. Il raccolto è normalmente abbondante, ma non tutti i terreni sono adatti a questo vitigno che ha la particolarità di avere un grado zuccherino molto più elevato rispetto alle altre uve bianche, oltre a particolari proprietà organolettiche. La varietà Grillo è stata per secoli esclusiva del territorio marsalese e ha particolare importanza nella produzione del marsala del quale è uno dei vitigni più utilizzati, spesso insieme all'Inzolia e al Catarratto. Ma il vino Marsala migliore viene ottenuto proprio da uve Grillo. Caratteristica del Grillo è la sua vocazione a diventare vino di alto grado alcolico, superando talvolta la gradazione di 15/16 °C. Altra vocazione insolita per un vino bianco è quella di essere ottimo come vino invecchiato, per anni, decenni, o secoli.
Malvasia Bianca

I vitigni Malvasia possono essere distinti tra quelli con un leggero aroma che ricorda quello del Moscato e quelli a sapore semplice.

Ve ne sono a frutto bianco e a frutto nero.

Fra le Malvasie a frutto bianco più estesamente coltivate ricordiamo la Malvasia di Candia aromatica[2], utilizzata per la produzione dell'omonimo vino Malvasia dei Colli Piacentini[3]; la Malvasia toscana o Malvasia del Chianti, cosiddetta perché la sua uva bianca entra per circa 1/10 nella composizione del Chianti; la Malvasia istriana (coltivata nel Friuli-Venezia Giulia); la Malvasia laziale; la Malvasia Bianca di Candia; la Malvasia di Sardegna (a sapore semplice); la Malvasia delle Lipari.

Fra le Malvasie a frutto nero degne di nota ricordiamo quelle salentine: la Malvasia nera di Brindisi; la Malvasia nera di Lecce; quelle (sempre nere) astigiane come la Malvasia di Casorzo d'Asti passitoMalvasia di Casorzo d'Asti e Malvasia nera di Schierano.

Alcuni cloni sono: Malvasia bianca MC 1; Malvasia bianca di Candia Rauscedo 2; Malvasia bianca lunga o del Chianti Rauscedo 2, Cenaia 2; Malvasia istriana ISV Conegliano 1.

I vini con tale nome sono aromatici, dal sapore intenso dolce e gradevole.

È particolarmente diffusa in Piemonte, in Istria, nel Piacentino, nel Parmense, in Abruzzo (specie nella zona della Marsica), in Puglia (in particolare nel Salento), Basilicata (nella zona del Vulture), Sicilia e Sardegna (specialmente a Bosa, in provincia di Oristano). La sua colorazione può essere sia giallognola in vari tipi di spumanti, sia la più diffusa Malvasia Nera. La gradazione alcolica va da 12° a 14°.

Malvasia Nera
La Malvasia nera è particolarmente diffusa in Piemonte, in Istria, nel Piacentino, nel Parmense, in Abruzzo (specie nella zona della Marsica), in Puglia (in particolare nel Salento), Basilicata (nella zona del Vulture), Sicilia e Sardegna (specialmente a Bosa, in provincia di Oristano). La sua colorazione può essere sia giallognola in vari tipi di spumanti, sia la più diffusa Malvasia Nera. La gradazione alcolica va da 12° a 14°.
Dal vitigno Malvasia Nera di Lecce si ottiene un vino dall'intenso colore rosso rubino, gradevole al naso, corposo e alcolico al palato, dal sapore armonico e vellutato. In genere è vinificato con il Negramaro, che ne risulta arricchito in alcolicità, sapidità e corpo.
Minutolo
Il Minutolo è una varietà aromatica, coltivata in Puglia sin dal 1200. Per molto tempo si è creduto si trattasse di una sub-varietà di Fiano e per questo motivo i coltivatori pugliesi lo hanno denominato ora come Fiano aromatico, ora come Fianello e più recentemente come Fiano Minutolo. Come altri antichi autoctoni pugliesi non molto produttivi (grappoli di piccole dimensioni e spargoli), era vicino all'estinzione quando nel 2000 alcuni lungimiranti produttori ed enologi avviarono una rigorosa selezione massale nelle vigne della Valle d'Itria dove il vitigno era, ed è ancora, più diffuso. 
Nel 2001 si fece definitiva chiarezza e studi scientifici provarono che l'allora nominato Fiano Minutolo non aveva nulla a che vedere con il Fiano, bensì mostrava parentele con il Moscato bianco e il Moscato di Alessandria. A seguito di queste scoperte e, al fine di evitare inutili confusioni, si è deciso di utilizzare, come nome ufficiale per questa varietà, il termine Minutolo. È vinificato sempre più frequentemente in purezza per la produzione di vini secchi e aromatici o di vini spumante di qualità. Il successo di questa varietà è dimostrata dalla continua crescita della superficie vitata ad essa dedicata.
Montepulciano
Il Vino Nobile di Montepulciano è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto in Toscana, nel territorio del comune di Montepulciano in provincia di Siena. Non va confuso con il Montepulciano d'Abruzzo DOC, che è un vino abruzzese prodotto con l'omonimo vitigno, a differenza del Vino Nobile di Montepulciano che, invece, è vinificato da un'antica selezione clonale del vitigno Sangiovese detto Prugnolo Gentile.

Il Vino Nobile di Montepulciano è uno dei vini più antichi d'Italia.

In un documento del 789, citato da Emanuele Repetti nel Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, il chierico Arnipert offre alla Chiesa di San Silvestro a Lanciniano sull'Amiata un terreno coltivato a vigna e situato nel castello di Policiano; in un altro documento del 17 ottobre 1350, sempre citato dal Repetti, si stabiliscono le clausole per il commercio e l'esportazione di un vino prodotto nel distretto di Montepulciano.

Infine nel 1685 il Vino Nobile di Montepulciano viene citato anche dal poeta Francesco Redi il quale, oltre ad elogiarlo nell'opera Bacco in Toscana (Montepulciano d'ogni vino è il Re!), scrisse un'ode al Conte Federico Veterani dedicata esclusivamente all'elogio delle grandi qualità di questo vino.

Negroamaro

Il Negroamaro (scritto anche negro amaro[1] e negramaro) è un vitigno a bacca nera coltivato quasi esclusivamente in Puglia, in modo particolare nel Salento. L'origine del nome secondo alcuni non è altro che la ripetizione della parola nero in due lingue: niger in latino e μαύρο (traslitterato mávro)[2] in greco, da cui il dialettale màru. Secondo altri deriverebbe invece dal colore molto scuro degli acini e dal sapore amaro del vino[3]. È uno dei principali vitigni dell'Italia Meridionale.

È un'uva estremamente versatile, molto utilizzata anche per la vinificazione in rosato. In commercio è possibile reperire sia prodotti vinificati in purezza sia mescolato. Molto noto è il Salice Salentino DOC che per disciplinare è ottenuto attraverso una miscela di uve Negroamaro 85% e Malvasia Nera 15%, la quale affievolisce le caratteristiche note amarognole tipiche del Negroamaro.

Nero di Troia
L'uva di Troia è un vitigno a bacca nera autoctono pugliese. Prende anche il nome di "Nero di Troia" data la sua alta carica polifenolica che conferisce un colore rubino intenso che, a volte, può sembrare "nero". 

Le origini del vitigno non sono certe, mentre certo è il legame con la città di Troia.

Tra la leggenda che vuole Diomede sbarcato sulle rive del Gargano portando dei tralci di vite, che ha trovato qui il suo habitat naturale, a Federico II di Svevia che amava degustare il “corposo vino di Troia”, fino ad arrivare ai marchesi D'Avalos che acquistata la città nel 1533, e notata l'assoluta qualità ed attitudine dei terreni circostanti incrementarono notevolmente le coltivazioni di quest'uva.

Una serie di carestie, ed una notevole richiesta di olio, spinsero i contadini a ridurre drasticamente le coltivazioni di questa vite, già di per sé poco produttiva, sostituendole soprattutto con uliveti. Al contrario, il vitigno ebbe una larghissima diffusione verso sud, precisamente nella provincia di Barletta-Andria-Trani.

È stato per lungo tempo un vitigno relegato ad un ruolo secondario, quello di rafforzare con i suoi notevoli corpo e colore i vini più deboli. Solo in tempi recenti inizia a ricevere i giusti riconoscimenti, perché si è dimostrato che vinificandolo in purezza si ottengono vini di assoluto pregio.

Il vino che si ottiene da essa al termine dell'affinamento presenta un bel colore rosso rubino intenso giustamente tannico con tannini eleganti; austero, gusto speziato e di legno anche senza passaggio in barrique, con sentori di more e liquirizia.

Oggi questo vitigno viene coltivato in due sottospecie: "Uva di Troia" a grappolo più grande e tozzo, e "Summarrello", con un grappolo cilindrico più piccolo ed inserrato ed acini piccoli, quest'utltimo prodotto in quantità limitate nella solo città di Troia e nelle zone limitrofe.

Ottavianello

Il vitigno Ottavianello, a bacca nera, viene coltivato nella regione Puglia.

L''Ottavianello è un vitigno che probabilmente deriva dal comune di Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove la varietà sarebbe stata importata nella zona di Brindisi, precisamente nel comune di San Vito dei Normanni, per opera del marchese di Bugnano, verso la fine dell'Ottocento. Lo sviluppo del vitigno Ottavianello si è esteso anche nel sud della Francia e in Corsica (dove è una delle varietà più coltivate) con il nome di Cinsaut o Cinsault. In sud Africa prende il nome di Hermitage che, incrociato con il Pinot Noir, ha dato origine al Pinotage; se utilizzato come uva da mensa si chiama invece Oeillade.

L'uva è impiegata esclusivamente per la vinificazione, di solito unita ad altre varietà pugliesi, alle quali conferisce rotondità e aromi. Ha una buona diffusione in tutta la Puglia, anche se molto raramente è vinificato in purezza: di solito è affiancato ad altri vitigni a bacca nera come il Negro Amaro, la Malvasia Nera di Brindisi o la Malvasia Nera di Lecce e, più raramente, il Primitivo. Il territorio che vede la maggiore presenza di Ottavianello è quello della provincia di Brindisi, dove il vitigno rientra nel disciplinare della DOC Ostuni.

Pampanuto
Le notizie sulle origini di questo vitigno Pampanuto sono molto scarse, nonostante sia un autoctono pugliese coltivato da molti anni soprattutto nella zona di Castel del Monte come testimoniano gli scritti di Frojo del 1875. Chiamato anche Rizzulo e Pampanuta, è una varietà vigorosa e produttiva, abbastanza tollerante alle avversità climatiche e alle principali malattie crittogamiche. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma conica o piramidale e presenta una buona compattezza degli acini di colore verde-giallo. Spesso è vinificato con il Bombino bianco in quanto è ad esso discretamente complementare poiché sviluppa una bassa acidità ma una buona dotazione zuccherina. Per queste caratteristiche il Pampanuto è sempre stato apprezzato soprattutto in passato, quando il vino era una fonte di calorie e considerato un vero e proprio alimento.
Pinot Bianco

Il Pinot bianco è una tipologia di vitigno prodotto dalla mutazione del Pinot grigio, che a sua volta discende da quello nero.

Si tratta di un vino che da sempre è stato oggetto di controversie, dal momento che per anni è stato erroneamente confuso con lo Chardonnay per via delle loro caratteristiche somiglianti, anche se finalmente questo dubbio è stato definitivamente fugato.
Come tutti gli altri Pinot, quello bianco vanta una produzione internazionale, con esportazione in tutti in paesi del mondo quali gli Stati Uniti e l’Australia, nonché l’America Latina. La sua terra d’origine è però l’Austria dove viene conosciuto ed apprezzato con il nome “Weissburgunder“.
Il posto dove però il Pinot bianco riesce ad ottenere le condizioni ottimali per la sua coltivazione e per la conseguente produzione di un vino di eccellenza è l’Alsazia. In questa regione francese infatti grazie al giusto clima, si produce un favoloso vino denominato “Gros Pinot”, ottenuto da uva di vitigni particolarmente forti e rigogliosi ed oggetto di esportazione mondiale.

Primitivo

La storia del Primitivo si perde nella notte dei tempi. Giunto in Puglia con ogni probabilità dall'altra sponda dell'adriatico per mano degli Illiri, popolo della regione balcanica dedito alla coltivazione della vite, iniziò ad essere commercializzato in tutto il mediterraneo dai fenici antichi frequentatori delle nostre coste. E quando i greci iniziarono a colonizzare il sud Italia (VII sec. a.C) diffondendo soprattutto in Campania e Lucania i loro vitigni a bacca nera, il vino ellenico (precursore dell'Aglianico) per quanto pregiato non penetrò in Puglia. Prova ne è il fatto che in epoca romana accanto alla parola "vinum" si utilizzava "merum" vinum, il vino aromatizzato con il miele, acqua, e resine varie; invece merum significava vino puro, sincero. Ebbene la parola "vinum" è entrato in tutte le lingue indoeuropee, la parola merum è rimasta nei dialetti pugliesi dove ancora oggi il buon vino si chiama "mjier" o mieru .

I primi documenti di questo straordinario vitigno risalgono alla seconda metà del 1700, quando un uomo di chiesa, don Fancesco Filippo Indelicati, primicerio della chiesa di Gioia del Colle, notò che tra tanti vitigni che si usava coltivare nelle sue vigne, ve n'era uno che giungeva a maturazione prima degli altri e dava un'uva particolarmente nera, dolce e gustosa che si poteva vendemmiare ad agosto. L'Indelicati selezionò il vitigno che in quel tempo era chiamato zagarese, per poi denominarlo "primitivo", termine derivante dal latino primativus.

Collegandoci alla origine, il suo D.N.A è condiviso con il vitigno zinfandel (californiano) e con il vitigno croato plavac mali; quest'ultimo è l'incrocio fra zinfantel e il vitigno croato dobricic.

Da alcune citazioni si può dedurre con certezza che agli inizi del XIX secolo il primicerio don Francesco Filippi Indelicati e gli altri viticoltori, diffusero il primitivo di Gioia del Colle in terra di Bari e Brindisi e in terra d'Otranto (le odierne province di Taranto e Lecce).

Riesling
Riesling Renano è un vitigno a bacca bianca dal quale si ottiene un vino fruttato e di carattere. Originario della Germania, si diffuse poi in AlsaziaAustriaItalia, Slovenia e Ungheria; oggi viene prodotto in molti luoghi del mondo, inclusa l'Argentina e l'Australia.
Sangiovese

Il Sangiovese è un vitigno italiano a bacca nera. È tra i più diffusi (le aree coltivate coprono l'11% della superficie viticola nazionale); viene coltivato dalla Romagna fino alla Campania ed è tradizionalmente il vitigno più diffuso in Toscana.

Entra negli uvaggi di centinaia di vini, tra i quali alcuni dei più prestigiosi vini italiani: CarmignanoRosso Piceno SuperioreChianti e Chianti ClassicoBrunello di MontalcinoVino Nobile di MontepulcianoMontefalco rossoSangiovese di RomagnaMorellino di Scansano e molti altri meno conosciuti ma altrettanto pregevoli.

Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato "La coltivazione delle viti", ne parla dicendo che «il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare»[1]. Anche l'origine del nome è incerta e varie sono le teorie: alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a forme dialettali (da "san giovannina" uva primaticcia dato il suo precoce germogliamento a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista), chi sostiene che derivi da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove” (in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna).

Da recenti studi genetici sembra che il "Sangiovese", a dispetto della sua diffusa e storica presenza nell'area romagnola e tirrenica, possieda parentele con vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Campania e Calabria (Palummina Mirabella e Calabrese Montenuovo). Dieci varietà ne costituiscono la "famiglia" ed il Ciliegiolo sembra sia un suo discendente diretto

Sauvignon

Il Sauvignon (chiamato anche Sauvignon blanc) è un vitigno a bacca bianca, proveniente dalla zona francese di Bordeaux. Il nome deriva dalla parola francese sauvage ("selvaggio"), aggettivo dovuto alle sue origini di pianta autoctona del sud-ovest francese[1].

Si tratta di uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nel mondo vitivinicolo, con il quale è possibile produrre vini bianchi freschi con una marcata impronta varietale.

Il vitigno Sauvignon blanc, grazie alla sua capacità di adattamento, è coltivato estensivamente in FranciaAustraliaNuova ZelandaSudafricaCalifornia e Sud America[2], con una piccola quota anche in Italia.

A seconda del clima, le uve Sauvignon possono dare ai vini sentori erbacei o di frutta fresca. In ogni caso i vini risultanti sono destinati ad un veloce consumo, dato che l'invecchiamento superiore ad un anno non dà effetti migliorativi sulle caratteristiche organolettiche nella maggior parte dei casi.

Gli abbinamenti migliori lo vedono accompagnato a piatti di pesce e formaggi.

Semillon

Sémillon è un vitigno francese a bacca bianca.

Insieme ai vitigni sauvignon blanc e muscadelle è utilizzato per produrre vini bianchi e liquorosi ad alta gradazione alcolica come il SauternesMonbazillac o il Loupiac. Il sémillon è tra i vitigni più predisposti ad accogliere la muffa nobile originata dal Botrytis cinerea, fungo microscopico che permette una concentrazione naturale degli zuccheri dell'uva. Di origine incerta la produzione oggi è in netto calo in Francia, dove viene coltivato per lo più nella Gironda e nella Dordogna. Al di fuori della Francia si trova in SudafricaCileAustralia Nuova Zelanda e Argentina, dove é assemblato con uve quali sauvignon blanc per produrre vini bianchi profumati. Sebbene una volta fosse considerato uno dei vitigni più diffusi al mondo (era coltivato anche in Italia), ora la sua produzione è in calo un po' ovunque.

Susumaniello

Il Susumaniello è un vitigno a bacca nera prodotto prevalentemente nel Salento, nella provincia di Brindisi.

Il grappolo ha dimensione media, con acini di colore nero-bluastro. I vini che si ottengono appaiono di color rosso rubino con dei riflessi spesso rosso porpora. All'olfatto è possibile percepire note fruttate, di prugna, frutti di bosco, confettura di frutta rossa; molto piacevoli sono anche le fragranze speziate che ricordano il pepe e la vaniglia. È conosciuto anche con alcuni sinonimi, quali Somarello neroZuzomanielloCozzomaniello. Il Susumaniello è un vitigno di probabili origini dalmate, e deve il nome alla sua caratteristica di essere particolarmente produttivo in età giovanile, tanto da “caricarsi come un asino” e da qui l’appellativo di “susumaniello”. Nella fase della maturità, dopo circa 10 anni, la produttività scende sensibilmente. Se il negroamaro ha una produttività naturale di 4-5 kg per pianta e il sangiovese di 4-7, il susumaniello non supera 1-1,2 kg per ceppo. E' coltivato solo nel brindisino, e non lo si deve confondere con il somarello rosso coltivato a Barletta, nel barese.

Syrah
Il Syrah, o Shiraz, è un vitigno a bacca nera diffuso in tutto il mondo, sebbene sia più storicamente legato all'area europea-mediterranea e del Vicino Oriente antico

Le sue origini sono controverse, sebbene siano tutti abbastanza concordi che arrivi dalle zone dell'antica Persia (attuale Iran), presso la cittadina di Shiraz[2], da cui il nome.
Una leggenda narra che derivi invece da Syracousai (Siracusa (città antica)), allorquando l'allora imperatore romano Marco Aurelio Probo (III secolo), legato ai territori della Siria (provincia romana) e del rilancio della coltivazione della vite, volle importare dei vitigni locali direttamente dall'Egitto (si narra che fosse il vino preferito da Cleopatra) fino alle Gallie, ma il vitigno fu invece piantato lungo il tragitto, appunto presso la città siciliana[3][4].
Un'ultima ipotesi, più tardiva, lo dà nella Francia meridionale del XIII secolo, nella zona del Tain-l'Hermitage (Rodano-Alpi), ma pur sempre importato dal Vicino Oriente antico ad opera dei Crociati e, in particolare, del cavaliere templare Henri Gaspard de Sterinberg[5].

Sicuramente, il vitigno si diffuse considerevolmente a partire dal Medioevo, ed usato spesso per il taglio e gli uvaggi di molti vini rossi di FranciaItaliaGreciaSpagna. Successivamente, il vitigno fu esportato anche in altre parti del mondo, e soprattutto in AustraliaSudafricaCalifornia.

Verdeca
La Verdeca (Verdoiche in dialetto Gravinese) è un vitigno a bacca bianca coltivato principalmente in Puglia, specificatamente ed esclusivamente nelle terre di Gravina in Puglia, tanto noto come Verdeca di Gravina. 

I grappoli appaiono di uno spiccato color verde (da qui il nome di Verdeca).

I vini che si ottengono solo solitamente di color giallo paglierino con degli evidenti riflessi verdolini. All'olfatto si percepiscono nettamente sentori erbacei, di frutta esotica come ananas e note agrumate. Dal punto di vista gusto-olfattivo è caratterizzato da una elevatissima freschezza e sapidità.

Esistono in commercio sia vini ottenuti da Verdeca in purezza che blend con ChardonnayMalvasia Bianca e altri generi.

Vermentino
Il Vermentino è un vitigno a bacca bianca semi-aromatico, anche noto come Pigato in Liguria e Favorita in Piemonte e Corsica. 

Le sue origini non sono chiare: per alcuni è originario del nordest della Spagna in Aragona ma la varietà non sembra essere più coltivata in quella che dovrebbe essere la sua terra nativa; per altri sempre in Spagna era noto come Listan d'Andalusia.

Secondo altri ancora sarebbe nativo del Portogallo (dove è conosciuto con il nome di "codega") o dell'isola di Madera, considerate le numerose affinità (ricchezza del colore e di estratto) con la locale malvasia.

Dalla penisola iberica si sarebbe poi diffuso prima in Francia - Grosse Clarette, Malvois d'Espagne, Piccabon, Languedoc-Roussillon- poi in Liguria e nella zona delle Alpi Apuane (Gallesio lo reperì fino in Versilia). In quelle zone prese il nome di Malvasia Grossa, Carbesso o Corbesso o Carbess (il pigato è considerato da alcuni come una varietà di Vermentino), Pizzamosca, e Vemettino, nome quest'ultimo con cui giunse in Corsica e quindi, nella seconda metà dell'Ottocento, in Gallura (Sardegna) dove acquisisce la denominazione Vermentino e, in minor misura, anche in alcune zone della Toscana.

Il vitigno viene utilizzato per la produzione di numerosi vini.

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